Ceramiche Giancappetti, maiolica, artigianato ceramico, riggiola, ceramica, maioliche, riggiole, ceramiche.

Giovanni Cappetti, in arte “Giancappetti”, è un maestro contemporaneo della grande tradizione dell’Italia del Sud dell’Arte Ceramica.

Ha studiato letteratura, filosofia, architettura estro dei maestri”, una persona che ha saputo rinnovare la tradizione insieme agli artisti tedeschi che operarono a Vietri sul Mare negli anni Trenta.

Erede di questi fermenti artistici ha saputo fondere una esperta manualità e abilità tecnica con un bagaglio culturale umanistico e interdisciplinare. La sua arte ha avuto riconoscimenti in tutto il mondo: dal successo all’Esposizione presso il Gruppo Farnese a Milano nel 1989, al Centro Bagatelle a Parigi, a New York per le celebrazioni colombiani del 1992. Le sue realizzazioni sono state pubblicate su varie riviste italiane ed estere, e le sue opere sono esposte in tutto il mondo. La sua capacità di fondere l’esecuzione esperta con un senso raffinato del diciottesimo secolo gli ha procurato riconoscimenti in Italia e all’estero.

Giancappetti ha raggiunto fama internazionale soprattutto per le sue riproduzioni dei capolavori napoletani del Settecento, ad esempio il Chiostro in maiolica della Chiesa di Santa Chiara a Napoli (1739-1742), dove abbiamo una sequenza notevolmente bella di sessanta panchine alternate con colonne a sezione ottagonale rivestite di maioliche, realizzate all’epoca da D. A. Vaccaro e Donato Massa.

Le sue opere si trovano in ville importanti, chiostri, monasteri, chiese, tra questi si ricordano: Convento dei Cappuccini a Salerno, Palazzo S. Agostino, sede del Consiglio Provinciale di Salerno, Pontificio Istituto Angelicum a Roma.

Giancappetti è un “artista-artigiano” di vasta cultura umanistica, sorretto da una robusta fede cristiana che infonde nella sua attività. A riconoscimento della sua esemplare vita cristiana è stato investito del titolo di Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme e sempre nelle sue opere artistiche è facile riscontrare un riflesso di quella Luce divina che in Cristo tutto trasfigura e santifica.

Scrive di lui Matilde Romito a proposito della sua empatia con il territorio meraviglioso della Costiera Amalfitana che tanto gli ha dato come fonte di ispirazione: “[…] La raffigurazione della bellezza dei luoghi e della difficoltà dei lavori che, sulla terra e per mare, l’uomo atavicamente sostiene nella “divina costiera” sono l’espressione di un amore e una affezione a queste terre che Giancappetti dimostra di sentire con molta intensità, rendendoli con i colori della memoria e dell’anima […]”.